RUGBY SU RUOTE, LA STORIA DI RUFO E DEI ROMANES

Oggi vi voglio parlare di come il rugby possa insegnare molto, possa far crescere una persona, possa essere forza. Mentre ero su Instagram ho visto un curioso profilo: i Rugby Romanes Wheelchair. Ho avuto un colpo di fulmine e mi sono messo al lavoro, sono riuscito a contattarli e ho scoperto il Rugby Wheelchair, o in modo più divertente Rugby su Ruote.

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Ho conosciuto un ragazzo di nome Rufo, molto simpatico e aperto. Mi ha fatto moto piacere conoscerlo. Dunque… bando alle ciance e iniziamo.

Il Wheelchair Rugby o Rugby in carrozzina, nasce in Canada nel 1977 prendendo spunto dalla pallacanestro in carrozzina. Nel 2000 è diventata una disciplina paralimpica, facendo così il suo esordio a Sydney. Viene usata una palla da pallavolo e si gioca su un campo da pallacanestro. La partita dura 4 tempi da 8 minuti effettivi ciascuno e sono presenti i time-out. La meta vale 1 e si marca quando il giocatore, con il pieno possesso della palla, oltrepassa la linea di meta. L’area di meta è delimitata da due coni ed è larga 7 metri per 1 metro e mezzo di lunghezza.

 

“Dopo il mio incidente sono diventato tetraplegico, ma nel rugby in carrozzina trovai un modo per sfogarmi. In Inghilterra ebbi il mio primo contatto con il rugby in carrozzina, lì c’è una vera e propria organizzazione dietro” esordisce Rufo, giocatore e fondatore dei Romanes Wheelchair Rugby “È stata un’opportunità inaspettata e mi sono reso conto di quante persone nella mia stessa condizione abbiano bisogno di un sport del genere. Tutto questo per rendere la vita più ricca, poter uscire di casa e conoscere persone al di fuori della clinica. Noi siamo nati appunto per questo, a Roma non c’era nulla. Un altro evento che mi ha aiutato a creare questo progetto è stato l’incontro con un amico d’infanzia della mia compagna lui non sapeva del mio incidente. Un giorno ci siamo incontrati e mi ha detto che secondo lui questo sport poteva essere molto interessante, perciò ci ha aiutato molto sulla parte mediatica e social. Così nel 2014, quasi per scherzo e per gioco dato che a noi piace scherzare – aggiunge – siamo ragazzi in gamba, sono nati i Romanes (anagramma di Ramones, il famoso gruppo punk degli anni ’80). Ci siamo preposti come obiettivo quello di dare la possibilità di giocare tutte le persone. Fin dall’inizio abbiamo riscontrato parecchie difficoltà di tipo economico, dato che il costo medio di una carrozzina nuova è di circa 4000 euro esclusa la spedizione dall’estero, perciò noi le abbiamo comprate usate e le abbiamo adattate a noi; e di disponibilità da parte delle strutture ospitanti, come le palestre. Per concludere il tutto posso dire che non è scontato arrivare alle persone interessate. È molto complicato arrivare ai giovani, dato che restano in casa, senza pensare allo sport come un’opportunità.” 

 

“Descrivi la tua prima partita.”

“La prima volta fu nel 2010, dove partecipai a diversi raduni e tornei organizzati dalla nazionale, entrai nella Nazionale B. Mi ricordo la prima partita che giocai, fu contro la Repubblica Ceca. Ricordo una forte emozione, ma soprattutto una gran botta che ricevetti appena entrato. Da quel momento capii che stare su una carrozzina da rugby fu un’emozione unica e rimasi incollato a lei (volutamente usato).”

 

“Cosa ne pensi del legame creato tra rugby e rugby in carrozzina?”

“Tante persone che ho conosciuto ora sono amici molto legati, come ad esempio Valerio Bernabò (ex azzurro con 33 presenze in nazionale, in forza nel Benetton Treviso e Zebre Rugby) e Gabriele Rubini, alias Chef Rubio. Il rugby tradizionale ci ha aiutato molto e si è dimostrato molto solidale, facendosi promotore della nostra disciplina. Mi ha colpito molto questo comportamento perché ci siamo uniti con naturalezza, ci hanno insegnato i valori non scritti nel regolamento ma che sono presenti nello sport” – Rufo conclude con questa considerazione – Sinceramente sono stati i rugbysti che hanno avvicinato noi, rugbysti in carrozzina al rugby storico.”

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