“PUO’ CAPITARE”, IL PROGETTO DEL GIALLO DOZZA DI BOLOGNA

Può capitare
Può capitare, sul campo o nella vita.
Per mille motivi o per nessuno, può capitare di infrangere una regola, di commettere un fallo. Allora, cartellino giallo, dietro i pali e fuori dal gioco per un po’ di tempo. Tempo, però, che può servire a riflettere. Tempo prezioso che può essere impiegato da chi deve aiutare a riflettere.
Perché, prima o poi, si ritorna a giocare, più maturi e con le idee più chiare, se la panca delle penalità non è stata il luogo dell’ozio.
Questo è quello che il rugby in carcere si propone di fare.
Riempire di riflessioni sullo stare insieme, sui valori e sulle regole, il tempo di chi è stato momentaneamente espulso dal gioco.
Di chi tra poco tornerà a misurarsi con se stesso e, soprattutto, con gli altri, questa volta cercando di rispettarle, quelle regole che ha infranto.
Il rugby, sport di squadra e di combattimento, insegna che il rispetto di se stessi passa attraverso il rispetto degli altri, che da soli non si va da nessuna parte e che la disciplina è un’alleata e non un ostacolo alla vittoria, al raggiungimento di un’obiettivo.
Valori importanti che fanno, di chi li recepisce, un veicolo decisivo di esempio e di contaminazione verso gli altri, mostrando che solo chi cade può rialzarsi e che per aiutare gli altri a farlo, bisogna essere ben saldi sulle gambe.

 

Dopo questa breve prestazione vi volevo parlare da dove è partita l’idea di creare questa società. Tutto è partito dal pensiero di Stefano Cavallini, Presidente del Giallo Dozza Bologna Rugby, e da Francesco Paolini, attuale Presidente del Bologna Rugby 1928; quello di sentirsi utili. Lo scopo di questa squadra è quello di mettere in atto i valori che ci insegna il rugby.  L’associazione sportiva nata verso la metà primavera del 2014, grazie anche all’esperienza de “La Drola” di Torino, milita attualmente nel campionato regionale di Serie C2. Progetto realizzato con un mix di esperienza, voglia di fare e disponibilità da parte delle istituzioni.

Tutti i giocatori inseriti nella rosa del Giallo Dozza sono detenuti della Casa Circondariale di Bologna. L’allenatore è Edgardo Venturi, ex azzurro con 27 caps con la nazionale e dall’ ’83 al ’93 in forza al Rugby Rovigo. La squadra conta circa 40 tesserati come derogati, disputano tutte le partite in casa, eccetto dei derby con La Drola di Torino. Il Bologna, sebbene sia una realtà più giovane di quella torinese, è riuscito a imporsi sui piemontesi 3 volte su 3. “Con il passare degli anni tutta l’amministrazione è stata coinvolta. Le guardie della polizia penitenziaria sono addirittura diventate a tutti gli effetti dei tifosi. Siamo riusciti a creare una vera e propria cultura rugbystica all’interno di un impensabile, come un carcere” mi racconta il Presidente Stefano.

Tra le tante curiosità che sono affiorate durante l’intervista, una mia ha colpito in particolare, tra tutte le partite giocate dal 2014 ad oggi ci sono stati soltanto due cartellini rossi: “I giocatori sembra che vogliano dimostrare che loro stanno alle regole. Loro ci stanno! Vogliono rispettare le regole del gioco.” ha concluso Stefano.

 

Voglio ringraziare personalmente Stefano per la sua cordiale disponibilità

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